Il fallimento non è una catastrofe ma un punto di ripartenza

La nostra società moderna stigmatizza il fallimento come uno degli eventi peggiori che possano capitare.
L’idea che possiamo non essere sempre pienamente performanti ci sembra quasi intollerabile.

Eppure, dovremmo considerare l’errore e la fallibilità come qualcosa di naturale, che fa parte del nostro percorso esperienziale, piuttosto che una sorta di tabù.

Sbagliando s’impara, errare humanum est; non è forse così che si usa dire? Tuttavia, l’errore continua ad essere accompagnato da un’aura di assoluta negatività.

Forse, dovremmo ritrovare il vero senso della vita, riconoscendo agli sbagli il loro ruolo pedagogico e smettendo i panni del super-uomo, infallibile e perfetto.
Spesso, il condizionamento della società è talmente pressante da indurre le persone ad uno stato di ansia che può evolvere persino nella patologia.

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L’atelofobia: la paura patologica del fallimento

L’atelofobia, come spiegato qui, è un disturbo dell’ansia di soggetti che hanno un’eccessiva paura di fallire.
Queste persone soffrono perché non si sentono mai in grado di portare a termine un progetto o, semplicemente, di dire la cosa giusta, tanto è profonda l’insicurezza nelle proprie capacità.

Sono individui con alle spalle vissuti traumatici che tendono a caricare se stessi della colpa di ogni fallimento; così facendo, aumentano in maniera costante il peso emotivo che si portano dietro.

Tutto ciò ha ripercussioni sia a livello mentale che fisico.

Infatti, l’atelofobia induce nei soggetti una ridotta autostima e un atteggiamento sempre negativo e pessimistico, nonché, la tendenza a sentirsi sempre in colpa e a cercare di tirarsi fuori da qualsiasi situazione o attività in atto, rinunciando a prescindere a fare nuove esperienze.

Nei casi più gravi, l’ansia eccessiva può addirittura sfociare in attacchi di panico e causare sintomi come nausea e insonnia.

La psicanalisi rimette il fallimento al proprio posto

Secondo la psicanalisi, il fallimento fa parte della formazione di qualsiasi individuo.

In particolare, è indispensabile fare esperienze fallimentari durante l’età adolescenziale perché permette ad ogni ragazzo di imparare a conoscere se stesso e a trovare la forza per rialzarsi dopo essere caduto.

Chi non ha la possibilità di sperimentare il fallimento potrebbe non essere in grado di trovare dentro di sé la spinta per ripartire; ed è da questo che prende forma la propria autostima.

Perciò, occorre cambiare il nostro punto di vista e smettere di ritenere il fallimento come un evento disastroso ma considerarlo come propedeutico alla nostra crescita personale.

Come affrontare il fallimento nell’ambito lavorativo

Nell’avviare un’attività imprenditoriale occorre una buona dose di autostima, per non farsi scoraggiare davanti al primo ostacolo.
Il mondo del lavoro può essere molto duro, se non addirittura spietato; perciò, è importante saper fare buon viso a cattivo gioco e non farsi abbattere se qualcosa va storto.

Anzi, se l’attività messa in piedi non funziona, piuttosto che accanirsi nell’intento di rimetterla in sesto, può essere più utile farsi aiutare a trarne il miglior profitto, prima di abbassare la saracinesca in maniera definitiva.

È quello che fanno certe agenzie, specializzate nell’organizzare la svendita totale della merce dei negozi che si avviano alla chiusura.
In altri casi, la svendita totale può essere necessaria per smaltire il residuo del magazzino prima di cedere l’impresa ad un nuovo proprietario.

Ad ogni modo, l’ausilio di un’agenzia permette di affrontare tutto in un’ottica imprenditoriale, che punta a raggiungere un obbiettivo, piuttosto che considerare la svendita totale come il segno di un fallimento negli affari.

Infatti, come come è spiegato sul sito di Svuota.it, un’agenzia che ci mostra come organizzare una svendita totale sotto tutti gli aspetti, ci sono molteplici fattori di cui tenere conto, che richiedono una certa competenza affinché l’intera operazione sortisca il miglior risultato.

Alla fine, se le previsioni si saranno avverate e la svendita avrà avuto successo, sarà più semplice volgere il proprio sguardo avanti senza troppi rammarichi; come dire che si chiude una porta ma si apre un portone.

Come rafforzare la nostra autostima con l’aiuto di semplici regole

Abbiamo visto quanto l’autostima possa influire in modo decisivo sulla qualità della nostra vita e sui risultati dei nostri propositi.
In generale, si tende a dire di aver fallito o di sentirsi tale ma questo è uno sbaglio perché sposta il punto di vista dal fatto accaduto alla persona di per sé.

Se un progetto non va come ci si aspettava, non siamo noi ad aver fallito ma il progetto.
Pertanto, è necessario smettere di caricarci di responsabilità, o colpe, che non ci spettano.

È molto più utile analizzare cosa è andato storto per non ripetere lo stesso errore; dopodiché, si tratta di riprovare, senza lasciarsi scoraggiare da un esito inaspettato.
Tutte le grandi imprese portate a termine dall’uomo sono il risultato di un numero infinito di errori; è inevitabile passare attraverso il fallimento per raggiungere nuovi risultati.

Forse, dovremmo sostituire la parola fallimento perché ha un’innegabile accezione negativa, da cui è molto difficile separarla.
In ogni caso, dobbiamo imparare a fare tesoro dei nostri sbagli e a non rinnegarli; allo stesso tempo, dobbiamo essere un po’ più indulgenti verso noi stessi, riconoscendo la nostra umanità.