Perché i cinesi hanno gli occhi a mandorla?

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Ogni civiltà, oltre a differenziarsi in modo netto per cultura e costumi, mostra tratti somatici completamente diversi a seconda del luogo. Non vi è alcun dubbio che tra le popolazioni più interessanti da questo punto di vista figurino quelle orientali, Cina e Giappone su tutte.

A caratterizzare tali popolazioni vi è in particolar modo la forma degli occhi, leggermente piegati verso l’interno creando un angolo estremamente unico nel suo genere. Tale forma, usualmente denominata “Occhi a mandorla” è un processo evolutivo che proviene da molto lontano, proprio come il colore della pelle e l’adattamento evoluzionistico alle condizioni esterne create dalla natura. Nelle prossime righe cercheremo di capire perché i cinesi e le popolazioni asiatiche abbiano gli occhi a mandorla e quali sono le teorie più accreditate in merito.

Occhi a mandorla: le origini

Affinché si possa avere un’informazione quanto più completa possibile è fondamentale indagare sulle origini di tale fenomeno. I libri di storia collocano l’origine degli occhi a mandorla nella Preistoria, precisamente agli antenati delle popolazioni asiatiche che abitavano nelle pianure dell’Asia Centrale e in Siberia, dove il clima era ed è ancora oggi estremamente ostile.

Un’ambientazione tanto estrema da essere caratterizzata da inverni molto rigidi, ricchi di venti gelidi e temperature proibitive, ed estati aridissime come nell’area del deserto della Mongolia. Ed è proprio in questo luogo che si ritiene si sia formata la celebre forma a mandorla degli occhi della popolazione asiatica, conseguenza della fortissima luce estiva quasi accecante durante tutta la giornata.

Questa sorta di protezione della palpebra nel tutelare l’occhio ha dato modo di creare una vera e propria barriera termica, con lo scopo di conservare calore e difendere la parte interna delle palpebre dalla sabbia e dal fortissimo vento.

Come è facile intuire non tutti i popoli orientali presentano la stessa identica forma a mandorla, nello specifico le popolazioni dell’Asia centrale e della Siberia hanno una forma leggermente meno accentuata, dovuta alle condizioni meno estreme.

Non è difficile imbattersi in persone provenienti dall’Europa con gli occhi a mandorla, ciò è dovuto dalla possibilità di avere una discendenza mongola o addirittura russa, che presentano condizioni ambientali simili.

L’importanza della mutazione genetica

Analizzando la teoria precedente non tutti potrebbero essere d’accordo, sebbene l’ipotesi e le motivazioni abbiano una ragionevole consequenzialità risulta sicuramente sui generis. Negli ultimi anni, infatti, si sta facendo largo una teoria molto interessante basata sulla genetica. La teoria evidenzia come 35 mila anni fa sia avvenuta una vera e propria mutazione genetica che ha caratterizzato la forma degli occhi, il seno, i denti e tantissime altre caratteristiche delle popolazioni asiatiche.

Nello specifico il gene che dovrebbe essere artefice di tale mutazione è chiamato EDAR, il quale si è trasformato in modo completamente diverso rispetto alle popolazioni europee e africane. Sebbene non vi sia ancora una dimostrazione scientifica che certifichi la correlazione tra forma degli occhi e mutazione, non vi è dubbio alcuno che tale ipotesi renda tangibile un tema fino a pochissimi anni fa completamente idealizzato.

Studi genomici

Interessante esaminare quelli che sono stati gli studi che hanno portato a tale ipotesi, affinché si possa comprendere l’iter affrontato è opportuno introdurre il genetista Qiaomei Fu.

Lo scienziato ha tecnicamente analizzato 24 genomi di individui che vivevano nell’Asia orientale tra i 300 e i 9.5 mila anni fa; gli antenati dell’attuale popolazione cinese. Lo studio evidenzia come le persone del sud e nord asiatico fossero completamente differenti geneticamente tra loro tra 10 mila e 6 mila anni fa.

Tale condizione ha evidenziato come l’attuale popolazione cinese sia geneticamente vicina ai nativi della zona settentrionale del Paese, nello specifico i Fujiani. Purtroppo, non si riesce ancora oggi a determinare quando possa essere avvenuta il mescolamento ma si ipotizza tra 5 mila e 4 mila anni fa, nel tardo Neolitico.

Lo studio del genetista Qiaomei Fu parte quindi dalla prima ipotesi che abbiamo esaminato per riscontrare scientificamente una correlazione effettiva della stessa. Molto interessante quindi dedurre che sebbene la teoria della mutazione in base alle condizioni climatiche fosse molto fantasiosa, viene a coincidere con quella genetica.

Tra genetica e mitologia

Si può quindi affermare che sia geneticamente che storicamente gli occhi a mandorla delle popolazioni asiatiche derivino dalla Mongolia. L’unione delle popolazioni limitrofe ha dato modo di modificare la forma degli occhi oltre che di proteggerli dalle condizioni ambientali anche per un naturale scambio genetico.

In molti casi prima di conoscere la storia di un popolo è opportuno focalizzare lo sguardo sulla genetica, quest’ultima artefice nella gran parte dei casi di concreti cambiamenti nella Storia. In questo specifico caso è facile identificare gli occhi a mandorla come caratteristica rilevante, ma vi sono tantissimi altri elementi che definiscono un popolo dall’altro.