Perché i musulmani non mangiano carne suina ?

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Se chiedessi ad una persona Musulmana praticante perchè non mangia carne di maiale, quasi sicuramente risponderebbe “perchè la mia fede me lo vieta”.

Effettivamente il Corano, il libro sacro, riporta nella Sura V Al-Ma’Ida (la tavola imbandita) il divieto di mangiare carne suina.

Uniche eccezioni: l’assoluta necessità di sfamarsi, una malattia o nessun’altra alternativa se non la morte.

E se all’ipotetico interlocutore di prima domandassi, proseguendo il discorso “ma perchè il Corano vieta di mangiare maiale?” la risposta sarebbe quasi sicuramente “perchè si tratta di un animale impuro”. (Sura VI).

Il maiale è un animale strano: ha qualche ghiandola sudoripara, ma queste poche non rispondono al meccanismo di termoregolazione. Perciò, quando il nostro maiale ha caldo, non potendo sudare e regolare la temperatura, è costretto ad abbassarla con metodi poco ortodossi: in mancanza di acqua, rotolandosi nel fango per rinfrescare la pelle o addirittura nei propri escrementi.

Difficile, di fronte ad un maiale ricoperto di fango e/o escrementi, mantenere la necessaria razionalità per apprezzarlo in quanto fornitore di carne gustosa e nutriente in grande quantità.

E i Musulmani considerano il maiale un animale sporco, ingordo, pigro, che si ciba di tutto quello che riesce a trovare; mangiando carne di maiale significherebbe per loro sporcare il proprio corpo e allontanarsi dalla perfezione fisica e spirituale.

Le caratteristiche negative dell’animale potrebbero in qualche modo contaminare la persona che si ciba di esso.

Pertanto i Musulmani non possono mangiare carne suina e le ragioni potrebbero essere direttamente dipendenti dal primitivo divieto del Corano.

Nel 610 d.C Maometto cominciò a predicare una religione monoteistica, basata sulla fede in un Dio unico riuscendo così a dare a tutte le tribù sparse, una identità e un credo comune.

L’anno 622 d.C. è l’anno ufficiale di nascita dell’Islam, e il profeta Maometto acquisisce, non solo il potere religioso, ma anche quello politico.

Sono anni percorsi da epidemie di peste, colera e altre malattie, come la brucellosi o comunque malattie i cui responsabili portatori erano gli animali.

Maometto “recita” il Corano al suo popolo, un messaggio spirituale ricevuto direttamente da Allah, ma da buon capo politico inserisce anche regole che possano garantire una buona vita, tra cui il divieto di mangiare carne suina.

I motivi potrebbero essere stati in primis di ordine pratico.

La carne di maiale andava cotta bene per eliminare parassiti e germi potenzialmente mortali, ma la scarsità di fuoco rendeva la pratica difficoltosa.

Non era pensabile neppure cercare di allevarli, perchè la quantità d’acqua necessaria agli allevamenti e la scarsità della stessa nelle regioni in cui si viveva non lo permetteva.

Anche la conservazione, in climi torridi era fortemente problematica.

Oltretutto il maiale è un animale onnivoro e la sua presenza in territori desertici o semidesertici, con scarsa disponibilità di risorse alimentari, lo avrebbero posto in concorrenza con gli esseri umani nella ricerca e nel consumo di cibo.

Queste ragioni rendevano il maiale potenzialmente pericoloso, per la salute e per l’equilibrio alimentare delle popolazioni.

Non molto è cambiato da allora.

In paesi come l’Arabia Saudita, l’Iran e il Qatar è vietata la produzione e la vendita di carne suina, non solo per i musulmani, ma anche per Ebrei e confessioni religiose cristiane che vivono nelle terre indicate e che, per motivi culturali e religiosi, hanno lo stesso divieto.

I Musulmani oggi sono sparsi per il mondo e non abitano più solo zone aride con condizioni di vita difficili; i controlli hanno reso la carne suina sicura, gli strumenti per la conservazione ci sono e il loro metodo di macellazione potrebbe renderla una carne ammessa.

Ma per un credente musulmano tutto è rimasto come ai tempi di Maometto: la carne suina rimane haram, proibita.

Per qualche studioso di teologia islamica moderna, la proibizione di mangiare carne di maiale potrebbe essere una prova o un castigo.

Si potrebbe invece considerare l’osservanza del divieto come un orientamento di vita?

Credere in una religione è uno stile di vita, è avere convinzioni e cercare di seguirle per essere in pace con se stessi, anche se si tratta di rinunciare a qualcosa che potrebbe essere piacevole e potenzialmente innocuo.

E l’ipotetica risposta iniziale “perchè la mia fede me lo vieta” potrebbe essere infine la risposta vera a questa domanda.

La volontà di osservare le regole prescritte, anche con sacrificio, avvicina a quell’ideale di perfezione spirituale che accosta un po’ di più la persona ad Allah.

Così, vecchi motivi materiali che si affiancano a nuove scelte di vita fanno sì che le tradizioni vengano mantenute, e non è indispensabile una ragione assoluta, ma solo la convinzione di fare qualcosa che si ritiene giusto per la propria vita, sia materiale che spirituale.