Fratture ossee: cosa sono, come si curano e possibili supporti terapeutici

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Dopo un trauma diretto – come una caduta o un colpo molto forte – può verificarsi il cedimento di una o più ossa e, in questo caso, si parla di frattura ossea.

Sebbene siano proprio cadute e colpi le cause principali di frattura, si deve sottolineare che in alcuni casi anche stress e carichi ripetuti possono avere un impatto sulle ossa, fratturandole. Inoltre, si devono annoverare tra le cause anche l’osteoporosi, che fragilizza le ossa rendendole più soggette a fratture.

Tipologie di fratture ossee e cura

Si deve sottolineare che le fratture ossee possono essere classificate in diversi modi. Innanzitutto ci sono le fratture composte, le fratture scomposte, le fratture pluriframmentarie.

Nel primo caso – ossia quello delle fratture composte – i frammenti ossei rimangono allineati, mentre nel caso delle fratture scomposte i frammenti si disallineano. Infine, nell’ultimo caso si verifica anche un coinvolgimento articolare.

Solitamente, la guarigione di una frattura richiede un processo biologico che può essere più o meno lungo – anche in base alla gravità della stessa – e che prevede varie fasi. Si parte con un ematoma per poi passare alla formazione del cosiddetto callo osseo.

Infine, si passa alla fase di rimodellazione e al ritorno alla struttura ossea funzionale.

Questo è un percorso che, come detto in precedenza, richiede tempo e delle specifiche cure che possono velocizzarlo.

Prima di comprendere, però, quali sono queste cure adiuvanti, è necessario capire quali sono i sintomi della frattura ossea.

Tra essi si annoverano: dolore locale intenso, gonfiore della zona, ematoma, un’evidente deformità. Inoltre, si nota l’impossibilità di muovere la parte fratturata che, viene affetta dalla cosiddetta impotenza funzionale. Si può anche avvertire una sorta di scricchiolio, anch’esso sintomatico della frattura[1].

Nonostante ciò, per diagnosticare una frattura è necessario utilizzare principalmente tecniche radiologiche ed eventualmente TAC o risonanza magnetica, nel caso in cui si debba valutare anche l’interessamento di strutture circostanti.

Il trattamento standard delle fratture prevede una serie di step da seguire, ma si deve sottolineare che può variare in base alla tipologia di frattura, alla localizzazione della stessa, alla scomposizione e alle condizioni generali del paziente.

Solitamente si consiglia di stare a riposo, con immobilizzazione che si ottiene grazie a gessi, tutori o altri apparecchi ortopedici. Inoltre, per favorire il riallineamento osseo in fratture scomposte, si suggerisce una riduzione manuale o con intervento chirurgico quando necessario.

Nelle fasi successive, poi, si procede con la riabilitazione e la fisioterapia. Si possono anche affiancare alcune tecniche che stimolano la guarigione ossea e tra esse ci sono la stimolazione elettrica e la magnetoterapia.

Quest’ultima è una tecnica non invasiva e non dolorosa, che potrebbe avere dei benefici sulla guarigione e rigenerazione ossea grazie all’esposizione a campi magnetici. Oggi è possibile anche effettuare il trattamento a domicilio, grazie a realtà come Osteo Plus che ne permettono il noleggio.

Nello specifico, questi campi andare a stimolare gli osteoblasti e possono, al tempo stesso, favorire la deposizione di calcio e collagene, così da velocizzare il processo di rimodellamento osseo[2].

Disclaimer: Le informazioni fornite non intendono sostituire un consulto medico o specialistico.

[1] Marsell, R., & Einhorn, T. A. (2011). The biology of fracture healing. Injury, 42(6), 551–555. https://doi.org/10.1016/j.injury.2011.03.031

[2] Markov, M. S. (2007). Magnetic field therapy: A review. Electromagnetic Biology and Medicine, 26(1), 1–23. https://doi.org/10.1080/15368370600925342